Psicoterapia Individuale

Psicoterapia Individuale

Counseling e Psicoterapia Individuale a Firenze

Noi non trattiamo i pazienti curandoli per qualcosa che è stato loro fatto nel passato; piuttosto, cerchiamo di curarli per qualcosa che ancora fanno a se stessi e agli altri, per adattarsi a ciò che fu fatto loro nel passato.

Philip J Bromberg

Terapia individuale a orientamento sistemico-relazionale

Le ragioni che portano a intraprendere una terapia individuale sono molto diverse: attacchi di ansia o di panico, insonnia, irritabilità persistente, tristezza costante, un senso di inadeguatezza, un’esperienza dolorosa o traumatica che continua a farsi sentire.

In altri casi non è presente un sintomo preciso, ma una fase di cambiamento o di crisi personale, difficoltà nelle relazioni, oppure la percezione che alcune modalità di stare con se stessi e con gli altri si ripetano senza riuscire a modificarle.

La terapia individuale a orientamento sistemico-relazionale considera queste difficoltà all’interno della storia in cui si sono formate.

Molte delle modalità con cui oggi ci si difende o ci si adatta sono state, in un dato momento, il modo di cui si disponeva per far fronte a una relazione o a una situazione difficile.

Il lavoro terapeutico non parte dal tentativo di correggerle, ma dal comprenderne la funzione: che cosa hanno protetto, quanto sono costate e se sono ancora adeguate alla vita di oggi.

Il lavoro nella relazione terapeutica

Il cambiamento prende forma nella relazione terapeutica, luogo in cui osservare i propri modi abituali di legarsi agli altri, riconoscere ciò che si ripete e sperimentare alternative.

Quando le difficoltà hanno origine in esperienze traumatiche, o in relazioni in cui sono mancate continuità, protezione o sicurezza, il lavoro tiene conto del modo in cui la persona ha imparato a fare fronte a ciò che era difficile da sostenere.

Un’esperienza troppo dolorosa, o vissuta in una relazione in cui non era possibile esprimere ciò che si provava, può continuare a farsi sentire anche a distanza di tempo, attraverso emozioni, sensazioni o reazioni che a volte risultano difficili da comprendere e da collegare alla propria storia.

La regolarità degli incontri e la continuità della relazione terapeutica permettono di avvicinare ciò che per molto tempo è stato difficile riconoscere o raccontare, dando progressivamente un significato alle esperienze vissute e al modo in cui continuano a influenzare il presente.

I legami di attaccamento vengono considerati sia nella storia familiare sia nel modo in cui si ripropongono nella relazione con il terapeuta, che diventa un luogo in cui riconoscere aspettative, timori e movimenti di avvicinamento e di distanza, e fare esperienza di una relazione diversa da quella attesa.

Alla parola si affiancano, quando utile, immagini, storie e film. Non la sostituiscono: offrono un terreno intermedio tra ciò che si sa e ciò che si vive, in cui avvicinare ciò che non trova ancora una formulazione compiuta. Questo aspetto è approfondito nella pagina Il Viaggio dell’Eroe.

Emozioni non dette: il "Bene" di ogni giorno

Alla domanda «Come stai?» si risponde quasi sempre «Bene» o «Tutto ok». Nella vita quotidiana è una convenzione comprensibile, ma ripetuta nel tempo può diventare un’abitudine anche nel rapporto con sé.

La convinzione che le difficoltà personali vadano tenute private e che all’interlocutore non interessi davvero la risposta, in una cultura che spesso lascia poco spazio alla vulnerabilità, può creare gradualmente una distanza tra ciò che la persona sente e l’immagine di sé che mostra agli altri.

Lo sguardo su di sé può inoltre irrigidirsi in immagini e categorie: essere forti o fragili, sicuri o insicuri, capaci o inadeguati.

Quando ciò che si prova non corrisponde all’immagine che si ha di sé o che si pensa di dover mostrare agli altri, può comparire la vergogna e il bisogno di nasconderlo.

Tristezza, solitudine, paura o senso di aver fallito possono così diventare esperienze da tenere fuori dalla propria immagine, invece che parti riconoscibili della propria esperienza.

La terapia individuale permette di avviare un dialogo con le parti di sé nascoste dietro quei «Bene», imparando a stare con ciò che si prova e a osservarlo con curiosità, senza doverlo subito giudicare o correggere.

Avvio del percorso

Il primo colloquio permette di comprendere insieme la richiesta e valutare le modalità del lavoro. Gli incontri hanno di norma cadenza settimanale e durata di 50 minuti.

La durata del percorso non è stabilita in anticipo: dipende dalla richiesta e dall’andamento del lavoro.

Per fissare un primo colloquio si può consultare la pagina Contatti.