Come ci si sceglie, come ci si ritrova: la coppia, la crisi, il cambiamento

Come ci si sceglie, come ci si ritrova: la coppia, la crisi, il cambiamento

Non è mai stato liscio il corso del vero Amore.

William Shakespeare

"Sogno di una Notte di Mezza Estate"
Terapia di Coppia Cosa Come Perché

Nessuno sceglie un partner a caso, anche quando ha l’impressione che sia stato il caso a farli incontrare. 

Dietro l’attrazione, il riconoscersi al primo sguardo, la sensazione di “sentirsi a casa”, lavorano esperienze molto antiche, che riguardano il modo in cui ciascuno ha imparato ad amare e a essere amato.

Perché proprio questa persona

Le prime relazioni lasciano in ognuno una sorta di grammatica affettiva: come si chiede attenzione, come si aspetta di essere accolti, che cosa si teme quando qualcuno si avvicina troppo o troppo poco. 

Nella vita adulta questa grammatica cerca interlocutori. 

Spesso ci si innamora di chi parla una lingua familiare, e familiare non è sinonimo di buono: può essere ciò che ha fatto stare bene, ma anche ciò che ha fatto soffrire e che si ripresenta nella speranza, mai dichiarata, di un esito diverso.

Così, nella coppia, entrano aspettative che appartengono ad altre storie. 

Dal partner si pretende, senza saperlo, ciò che un genitore non ha dato, o si teme ciò che qualcun altro ha fatto. 

Chi ha attraversato esperienze di legame dolorose, o vere esperienze traumatiche, può trovarsi a difendersi da un pericolo che nella relazione attuale non c’è, oppure a non riconoscere il pericolo che c’è. 

Non sorprende allora che alcune persone ritrovino lo stesso copione in relazioni diverse, con partner diversi e le stesse conclusioni. 

La terapia di coppia lavora anche su questo: aiutare ciascuno a distinguere ciò che appartiene alla relazione presente da ciò che arriva da molto più lontano.

I passaggi che mettono alla prova

La vita a due ha le sue stagioni, e ogni passaggio chiede di rinegoziare gli equilibri. 

Le crisi nascono più spesso proprio lì.

Dall’innamoramento all’amore. L’innamoramento idealizza: l’altro appare insieme perfetto e fatto su misura. Conoscersi più da vicino fa comparire una persona reale, con tratti che non si sarebbero scelti. Quando la distanza tra l’immagine e la persona è troppo ampia, la delusione può diventare crisi.

La convivenza o il matrimonio. Condividere tempi e spazi cambia la qualità della vicinanza. Per qualcuno il legame diventa un nido, per altri qualcosa che stringe e toglie aria, e il timore di perdere la propria indipendenza prende il posto del desiderio di stare insieme.

La stagione dei figli. Un bambino, desiderato o meno, irrompe nella vita a due con tutta l’urgenza dei suoi bisogni. È un cambiamento irreversibile, un impegno senza scadenza, che chiede alla coppia un equilibrio nuovo e necessariamente diverso da quello di prima. L’adolescenza dei figli rimette poi in discussione i genitori, come individui e come coppia. Con il “nido vuoto” i partner si ritrovano di nuovo soli, magari dopo anni in cui il ruolo genitoriale ha occupato quasi tutto lo spazio, e può emergere quanto la relazione sia stata trascurata.

La sessualità. Le difficoltà in questo ambito hanno significati e forme diverse da coppia a coppia e vanno intese caso per caso, senza ridurle a un problema tecnico.

L’infertilità e l’adozione. Un figlio che non arriva porta con sé angoscia e senso di inadeguatezza, che possono insinuarsi tra i partner. I percorsi di procreazione medicalmente assistita affiancano alla speranza vissuti difficili: l’intimità violata dall’invasività dei trattamenti, il dolore degli insuccessi, la perdita del piacere. L’adozione, che spesso arriva dopo questo cammino, ne riapre i temi e ne aggiunge altri: la scelta del tipo di adozione, i timori legati a un figlio non legato geneticamente ai genitori, la frustrazione di attese lunghe e incerte.

La malattia grave di uno dei partner. La malattia modifica profondamente gli equilibri, per esempio quelli legati alla dipendenza reciproca, e disorienta rispetto al modo di stare insieme che c’era prima. Il dialogo può bloccarsi per il timore di dire all’altro le proprie angosce di fronte alla sofferenza fisica e alla morte.

 

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